
Ho imparato che la bocca può, se vuole, divorare una testa e che umide parole pronunciate, fanno cadere a pezzi il cielo, come sassi d'acqua dura sulla testa. Ed è qui che nasce il mio urlo alla voce maestosa che silenzia…
Ho imparato a riconoscere i fili sottili, quasi invisibili che strisciando si annidano fra i capelli, scompigliati nel "sentire" il ricordo pungere la schiena, nell'eco di quella in.compatibilità dimentica.ta,
senza chiedere se il momento dell'abbraccio in cui il mio cuore tocca il tuo non sia altro che l'urgenza di condurci, accompagnarci a quel NOI che somiglia ad un rigo sulla guancia..tratteggiato, sfumato, come dipinto su seta spiegazzata.
Potrei dirti molte cose, strappandole dalla pancia fino alla gola, ma non bastano quando non si accetta la comunione di luce ed ombra. Perchè l'una non esiste senza l'altra… Quando del taglio vedi lo squarcio e non la carne, quando del giorno non vedi che specchi di luce riflessa nella notte più buia,quando non segui la scia del mio palmo sul tuo viso e l'aria diventa d'inverno nel nostro volerci altrove, nella necessità di partire e l'impossibilità di farlo..quando il silenzio rimane li a pesare sui tetti senza luna…
Potrei dirti del tratto d'inchiostro sulle dita, del foglio cliccato che riempì la pancia, delle mani sudate che affannarono l'anima, della paura che scortica la pelle.
Se solo permettessi al vento di fuggire dal chiuso!
Con gli occhi e le parole che tremano nella confessione dell'altro,senza colpa, nell'attesa che ci vuole forti contro il nostro essere deboli e stupidi nel timore di sbagliare.
Con l'affetto che non si soffoca mai.
Lo si impara senza studiare infatti che le ombre non hanno mani per strangolarci, vivono (solo) nei nostri sguardi sommessi…
Stringi le mani con l'aria imprigionata dentro, premile bene e falle respirare,
come una carezza che da sola scalda e consola..
Soffiaci dentro i tuoi pensieri ed il vento, libero… me li porterà
Anelli di vita che si dipartono da un unico punto per espandersi nel mare del quotidiano. Necessarie radici per le future colture che a loro volta si inanellano ai precedenti cerchi di luce che abbiamo formato lasciando cadere il nostro sasso nel lago della vita altrui.